lunedì 15 ottobre 2007

SONY BRAVIA. COLOURS LIKE NO OTHERS



Ho letto tutti i commenti, molti interessanti. Io devo dire che amo questa campagna. Non solo il film Play-doh, ma l'intero concetto, colours like no others. Con questo concetto Sony ha fatto tre film molto diversi, ma con lo stesso Progetto, come direbbe Semprini. Ha fatto volare la sua promessa, un monitor LCD con colori brillanti, e l'ha portata su un altro piano, l'ha fatta diventare un progetto, una missione. Ha fatto più che dei film bellissimi, ha fatto qualcosa che ha dell'evento, dell'opera d'arte. Le palline che cadono per le strade scoscese di San Francisco, e non è il solito film 3d, sono palline vere, 250 mila palline lasciate cadere e riprese al ralenti. La vernice che esplode come un fuoco artificiale tra i palazzi di Glasgow. E i coniglietti fatti di play-doh che invadono una stupefatta NY che guarda, coniglietti che diventano onda, balena, un grande coniglio rosso che ricorda, come ha detto qualcuno di voi, Donnie Darko, e si scompongono in colori alla fine.
Ci sono tanti modi per concepire la 'pubblicità'. Questo è uno dei più belli. Il film delle Balls è pura poesia, non smetterei mai di guardarlo. Le palline che saltano nelle strade, che escono dalle grondaie, insieme alle rane, sono il meraviglioso che ritorna, il meraviglioso che è nascosto da qualche parte, nella nostra memoria di bambini, nei nostri sogni. E' il contrario dell'orrore di Stephen King: nelle viscere delle città, negli angoli bui, nelle zone morte c'è il Male, pronto a saltare fuori e distruggerci.
No. Qui c'è la meraviglia dei bimbi, della nostra parte infantile, il paese dei balocchi di Pinocchio, la vita come ce la immaginavamo da piccoli, i colori dell'arcobaleno visti la prima volta, le mattine dei regali di Natale, le luci del Luna Park. Da piccoli amiamo il favoloso: quello che la nostra immaginazione costruisce con il tessuto delle fiabe, i pelouche che ci fanno compagnia nel letto, e ci aiutano ad affrontare la notte da soli, i prodigi, gli arcobaleni, le biglie, le palline colorate, le bolle di sapone, i pastelli, la plastilina, i tubetti di colore, i fuochi artificiali.
I coniglietti gialli blu rossi che saltano felici per le strade e le piazze di NY City, diventano macchie di colore e poi risorgono, cambiano forma, dimensione, diventano balene, e poi cubi, un mondo dove non ci sono le leggi della fisica e l'economia e il traffico e le guerre e la povertà, mi danno una gioia infantile irrefrenabile. Il grande coniglio rosso è il simbolo di questo. E' la resistenza contro l'assurdità della vita. E infatti, si liquefa in mille colori che danzano.
Cosa avrei dato per essere lì, quei giorni felici in cui gli animatori hanno fatto vivere e saltare i coniglietti.
E non sono d'accordo che bisogna far vedere NY più grigia o più cupa per far risaltare i colori. Qui il prodotto non c'entra, ed è questo il bello, è la felicità di creare in nome di un progetto, colori come nessun altro, lasciateci inventare i colori che invadono le città, senza dover parlare dei monitor, della tecnologia e bla bla. Pura logica della fantasia, perfetta e maniacale esecuzione. Crafting, sublime artigianato.
La pubblicità, è stato detto, deve realizzare un 'risarcimento spettacolare': entra nelle nostre case non voluta, non può invaderci con cose noiose e tristi o volgare o finte, come fa quasi sempre, ma farci divertire, noi grandi e i nostri bambini. E questo è pura gioia degli occhi, e delle orecchie perchè la musica è fondamentale.
Scusate la lunghezza.

E poi, ho scoperto anche dove, forse, hanno trovato l'idea. Cercate Kozyndan sulla rete.



9 commenti:

Adriana ha detto...

a proposito di infanzia...eh sì,questi cubetti mi sembrano quelli di un cubo di rubik che finalmente si scompone.Praticamente un trionfo dell'illogico

riccardo galli ha detto...

Sono d'accordo. Il punto forte di questa campagna, secondo me, è che rende l'atmosfera delle città in cui è ambientata, sebbene in una chiave "stralunata".

Christian Harris ha detto...

Quello che il prof. ci vuole dire, secondo me, è questo: la pubblicità per essere efficace (uso forse impropriamente questo termine) deve farci sognare, sognare come quando credevamo in un mondo perfetto, nell'amore perfetto, nell'amicizia perfetta, nel sistema scolastico perfetto, nel mondo del lavoro perfetto. La pubblicità deve distogliere per 15'', 30'' o più il nostro sguardo dalla realtà e farci vivere istanti "da fiaba". Qualcuno, anzi più di qualcuno, critica proprio questo possibile utilizzo della pubblicità: io, invece, adoro proprio quel tipo di pubblicità. IO AMO LA PUBBLICITA' ma solo quella fatta bene, con intelligenza, che mi fa emozionare, che mi regala "vibrazioni positive", che mi racconta delle belle storie e non quella che mi denigra, mi insulta, mi spaventa o cerca di farmi sentire "in difetto".

Immagino che il mio commento lasci spazio a molte critiche. A voi la parola!

elena ha detto...

A me lo spot dei conigli piace tantissimo. Da piccola adoravo il play-doh, così bello da toccare, spezzare, annusare (forse ne ho anche mangiato un po').
Di questi spot adoro soprattutto la musica, o meglio la perfetta armonia fra musica e immagini, mi fa venire i brividi. E poi la rana che salta con le palline: TROPPO BELLA!
Secondo me però questi spot, così come tutti gli spot emozionanti, non ci fanno soltanto sognare, ma in qualche modo ci fanno provare il "brivido della vita". In una città caotica e inquinata come New York, si può ancora sorridere, sentirsi vivi. In un mondo pieno di stress, possiamo ancora ricordarci che siamo persone, con un cervello in grado di farci estranaire dalla realtà, di creare mondi impossibili, divertenti e colorati.

jam trafficker ha detto...

Concordo con Christian, infatti era proprio per questo tipo di pubblicità che ho fatto Scienze della Comunicazione, indirizzo pubblicità. Per quei brevi momenti in cui, sospendendo il tempo, puoi fare sognare mentre racconti una storia.
Però uno dei dubbi più forti che mi sono venuti è sul ruolo del pubblicitario. Sono i pubblicitari condannati ad essere dei perenni Peter Pan, bloccati in uno stato di crescita in cui devi credere abbastanza alle storie che racconti per farle credere agli altri? I saltimbanchi dei consumi?
Cosa cambia la pubblicità commerciale (non quella sociale) e cosa rimane, alla fine della giornata, di un lavoro che apparentemente verte sul superficiale, su una perpetua risata o su un emozione che dura 30"?

vale ha detto...

Ok sono d'accordo con christian..chi non vorrebbe un mondo tutto perfetto?! è questo che ci propone la pubblicità.. ma i consumatori non credono sempre a tutto. e a volte si rifugiano dove trovano sicurezza, certezze e non solo immaginazione. ci vuole un mix ponderato secondo me..

angelo ha detto...

Se farai mai il pubblicitario, ti accorgerai che uno spot come questo riuscirai a farlo una volta nella vita. Se ti andrà molto, ma molto bene. Il resto è duro, quotidiano lavoro.

Fabio Gavazzi ha detto...

E' molto bella l'idea di vivere in un mondo perfetto per 30 secondi ma ora i consumatori sono più "sgamati" e quindi magari le aziende si affidano ad un tipo di pubblicità meno suggestivo e più concreto...per ricollegarmi alla lettera di Martina forse è vero che la fretta e i soldi tarpano le ali all'immaginazione..mah

Anonimo ha detto...

Marcello Monetti
E' vero, la pubblicità quando è fatta bene ci fa vibrare come dice Christian, ci fa sorridere e ci fa per un attimo scordare tutti i casini quotidiani e di questo mondo...però è illusorio. E' la stessa differenza che c'è tra vedere una commedia americana al cinema oppure andare a vedere il film di un grande regista, magari drammatico e triste.
Nel primo caso cerchiamo una visione di puro intrettenimento che si esaurisce in quellew due ore e non ci fa riflettere troppo. nel secondo caso invece forse non riusciremo a pomiciare sulle poltroncine con la fidanzata, ma forse penseremo di più e ci porteremo un pezzo di quella storia con noi.
La pubblicità può essere belle, ma nella maggiorparte dei casi cerca di spingere le persone ad un acquisto. anche l'intento morale nella magiorparte dei casi ha come unico obiettivo migliorare l'immagine della marca agli occhi dei consumatori.