martedì 30 ottobre 2007

LA SINDROME NIH



La sindrome NIH è una delle piaghe del mondo sviluppato. Significa Not Invented Here (vedere su Wikipedia) e si abbatte su tutte le cose che non sono state create di persona. Non l'abbiamo inventato noi. Non l'ho inventato io. Si manifesta nella resistenza ad accettare una soluzione esterna quando ce n'è una interna. Riguarda progettazione di software, studi accademici, modelli di marketing, campagne pubblicitarie. Oggi pomeriggio io vado in un'azienda multinazionale a prendere due brief, uno per la campagna nazionale, uno per quella europea. I nazionali non vogliono la campagna europea, e hanno le loro ragioni. Gli altri paesi non vogliono quella italiana, e pure loro hanno le loro ragioni. La soluzione sarà complicata.

Perchè parlo della NIH? Perchè riguarda strettamente la creatività: nel lavoro creativo ognuno è abbarbicato alla propria idea, non perchè sia davvero migliore, ma perchè è nata nel suo cervello, e ogni idea produce adrenalina. E' stata accarezzata, visualizzata. Ci si è affezionati. La si vuole vedere realizzata. Questo va benissimo quando uno lavora da solo: ha un'idea, di qualunque genere, è convinto, genera consenso, trova risorse, ci mette energie, tempo, accetta rischi e delusioni, e se è davvero bravo la porta in fondo.

Ma se è in un gruppo, se lavora in un team, deve imparare ad accettare e valorizzare anche le idee di altri. E magari lavorarci. Tipico atteggiamento di chi aveva un'idea che non è stata portata avanti è mettere il broncio e tirarsi indietro. 'Allora fate di testa vostra'. E non collabora, a volte boicotta.

Accettare e sviluppare un'idea non propria è una cosa veramente difficile. Per questo, a volte, la vita in agenzia è peggio della giungla.

Fine della predica. Domani magari facciamo due chiacchiere.

2 commenti:

Marcello mazzu ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con lei Professore. Ecco perchè nel mio intervento dicevo che se c'è da fare,faccio..e farò! Ma se lei mi chiede un'opinione sul perchè poca gente aderisce o si domanda come mai c'è poco entusiasmo io Le rispondo con il mio personalissimo punto di vista. Ci tengo a sottolineare che non volevo assolutamente sminuire il lavoro dei miei colleghi che tanto diligentemente e attivamente si stanno cimentando nell'organizzare, proporre e inventare. E' solo che a me di idee carine su questo tema non me ne vengonooooo!!!
Ma domani ne parliamo

Christian Harris ha detto...

Vero. Vero. Credo che ci siano poche cose più difficili che aprirsi alle idee degli altri, ascoltarle, capirle. Ci vogliono due cose: umiltà e, soprattutto, TANTA FIDUCIA.