sabato 20 ottobre 2007

AMBIENT GUERRILLA VIRAL BZZ



Un commento di Vera mi stimola a parlare di queste nuove forme di comunicazione.

'Richiesta: una chiara definizione di ambient (non la sa neanche la Bionda...).Durante le lezioni ho raccolto questi elementi:- l'ambient fa parte di una strategia di guerrilla: non chiede permessi a nessuno e si inserisce in spazi normalmente avulsi da qualsiasi forma di pubblicità.- deve essere "leggera", cioè avere un effetto straniante: colpire l'attenzione senza far riflettere troppo o avvilire.- non contempla la presenza delle persone che la mettono in atto (e questo esclude molte delle fantastiche idee che sono venute fuori - anche se potremmo comunque realizzarle per il filmato viral)

Non credo alle definizioni verbali. C'è qualcuno che inventa una cosa, e questa cosa è bella e nuova e produce emulazione, come la break dance i graffiti l'hip hop i flash mobs o anche i blog. Le cose nuove e vive cambiano, si intrecciano e evolvono, e questo è il bello. Se poi siamo in un contesto creativo questo avviene più velocemente e le contaminazioni sono continue. Mi piace una frase che dice: le idee? non ci sono definizioni, soltanto esempi. Quindi, più che definizioni, possiamo stabilire dei contorni:

- ambient è una evoluzione dell'affissione, che a un certo punto è uscita dai suoi confini. Le più interessanti sfruttano una caratteristica del luogo o dell'oggetto: pali della luce, pensiline del tram, aiuole, gradini delle scale. Nel blog ne ha allegate parecchie Christian.
- guerrilla è una incursione, più o meno aggressiva, in uno spazio o in un evento, fatta per attirare l'attenzione su qualcosa e generare anche una reazione stampa. Il video Stop running water lo è. La Fontana di Trevi rossa, se non danneggia le statue, è pura guerrilla, se no è vandalismo. Qui sotto allego il Manifesto del Guerrilla Marketing
- viral è la diffusione virale, come un contagio di un virus, quindi esponenziale, da me ai miei venti amici, da loro ai loro ventiXventi, ecc, di un messaggio, un filmato, se è bello nel giro dio pochi giorni fa il giro del mondo, come il filmato Dove evolution. Un evento di guerrilla può generare un filmato che poi ha diffusione virale.
- bzz è il passaparola, persone che hanno contatti in certi gruppi sociali, che sono arruolati e pagati per parlare bene di un prodotto, come un libro, o un film o un negozio, e l'abilità sta nel sembrare spontaei

Ci sono riflessioni in giro per la rete su tutti questi tipi di comunicazione. Vera, potresti farlo diventare il tuo approfondimento per l'esame.

Su www.marketingroutes.com, Andrea Signori ha steso il manifesto. Mi sembra molto completo e veritiero, quindi lo riporto:
MANIFESTO DEL GUERRILLA MARKETING

1. Pensa sempre che il tuo progetto cambierà il mondo: come affermaGuy Kawasaki: "non lanciare un progetto senza essere preparato acambiare il mondo".
2. Non bisogna pensare alla guerra, ma alla battaglia: una corretta campagna di guerrilla "deve" disporre di un budget ridotto; sembra strano
a dirsi ma è così. I progetti troppo onerosi non si addicono ad una strategia di marketing nata con l’intento di "colpire e ripiegare", in modo unconventional.

3. Potere agli utenti: nessuna azione di guerriglia o movimento di protesta può aver successo senza il sostegno del "popolo". Le campagne di guerrilla rappresentano un’ ottima opprtunità per coinvolgere tutti gli utenti incondizionatamente in quanto "colpiscono" nei momenti in cui le"difese pubblicitarie" sono minime.
4. Schierare i mercenari: ovvero, non affidarsi agli eserciti istituzionali (agenzie) ma realizzarsi la maggior parte della pianificazione "militare" in proprio (tranne per la realizzazione del materiale utile alla campagna che va realizzato da qualche buona agenzia). Ricordarsi dei budget esigui che ci "permettono" di stare lontani dai big player.
5. Think small, ma in modo spettacolare: le campagne di guerrilla si basano molto sull’inventiva e poco sul budget, quindi bisogna partorire l’idea per una campagna low cost ma carica di fascinazione.
6. Lasciali scommettere: l’aspetto principale su cui basare una campagna di guerrilla è la sorpresa; non solo sugli utenti ma anche sui competitors. Ogni campagna non si ripete mai, neanche se ha come focus lo stesso soggetto. Quindi bisogna ogni volta stravolgerla e riproporla in luoghi e forme diverse lasciando scommettere gli utenti ed i competitors sul dove riappariremo.
7. Afferra il malloppo e scappa: tutte le guerrilla campaign vanno eseguite con una precisione laser; ciò significa che una volta realizzate ed archiviate non devono mai essere riproposte; anche in caso di insuccesso conviene "prendere" ciò che si è guadagnato (sia economicamente che da un punto di vista di business) ed andarsene!
8. Comanda la carica: il leader è sempre al comando delle "truppe" e quindi bisogna essere sul "campo" a seguire l’azione. Se non si ha voglia o tempo conviene avere un "vice" che ci informi dei successi/insuccessi della campagna.
9. Non dimenticare la propaganda: ogni successo conseguito va urlato; quelli bravi lo chiamano "Word-of-Mouth". Se la campagna ha avuto successo usiamo tutti i canali in nostro possesso per informare della"nostra" conquista del mondo.
10. Attento al fuoco amico: organizzare un team affiatato che abbia un unico obiettivo comune; valutare e testare tutti gli elementi che prenderanno parte alla realizzazione della campagna perchè le opinioni dissonanti non aiutano un progetto basato sull’unconventional. Maggiore sarà il gradimento intorno un’idea, maggiore sarà la possibilità di riuscita.

8 commenti:

Elisa Zocchi ha detto...

Mi sono un po' triturata gli occhi a leggere questo papiro lunghissimo che va continuamente a capo, ma... Trovo tutto assolutamente vero: vero ogni punto del manifesto del Guerrilla Mktg, stimolante per noi studenti del laboratorio che avremo un budget ridotto ma potenzialmente potremmo avere da dire molte più cose che i grandi "top spender", è vero che ci vuole voglia, carica, spettacolo e andare a colpire laddove nessuno se lo aspetta.
Allora sì che saremo vincenti.

Christian Harris ha detto...

Se Vera non volesse scegliere questo tema come suo approfondimento per l'esame potrei sceglierlo io: mi affascina molto! Quest'estate, poi, dal mio soggiorno alla Michigan State University ho portato a casa con me un po' di interessanti articoli sull'argomento, presi direttamente dall'ENORME archivio della biblioteca del campus.

angelo ha detto...

Lo potete fare entrambi. Assegnato.

Miss Terious ha detto...

Ho letto ora che le statue della fontana di Trevi non sono state danneggiate dal colorante. A questo punto ritraggo ciò che ho detto precedentemente e ammetto che si potrebbe definire quell'atto una particolare strategia di guerriglia mkt, ma qualche piccolo dubbio mi rimane ancora.
(Forse perchè adoro troppo quella fontana e qualsiasi cosa possa rovinare la sua bellezza la vedo come atto vandalico) :)

Christian Harris ha detto...

Ci terrei a sottolineare che quell'intervento di guerrilla o di "futurismo performativo", o che dir si voglia, ha causato la chiusura della fontana, il prosciugamento della stessa e l'intervento di almeno una decina di addetti della protezione civile per risistemare il tutto. Qualsiasi cosa sia è, a mio modo di vedere, un gesto da condannare (ammetto che l'effetto estetico della fontana "dipinta di rosso" era di fortissimo impatto visivo!).

laura ha detto...

non so se ho capito bene, in poche parole azioni di guerriglia mktg hanno bisogno di pochi soldi, tanta buona volontà, entusiasmo, ma soprattutto di un'idea esplosiva che lasci a bocca aperta. se fosse così, noi abbiamo tutto ciò che serve per fare un buon lavoro!

Christian Harris ha detto...

"Lo potete fare entrambi. Assegnato."

GRAZIE! Non vedo l'ora di cominciare a lavorarci su.

angelo ha detto...

I commenti sui media sulla Fontana Rossa sono diventati quasi tutti positivi. Tutto sommato sono d'accordo.