mercoledì 19 dicembre 2007

L'ANNO CHE FINISCE


I fatti più importanti del 2007, secondo Advertising Age, la più autorevole rivista del settore.

Digital tipping point. Il tipping point è il punto-di-non-ritorno, quando un sassolino cresce fino a diventare una valanga. Questo verrà ricordato come l’anno in cui tutti hanno smesso di discutere di digitale e iniziato a fare qualcosa. Grossi budget pubblicitari sono stati dirottati online. Le agenzie hanno cercato disperatamente di migliorare le loro capacità digitali, o di fingere di averle. Le holding hanno cercato di comprare know how, a prezzi altissimi. E i media classici hanno cercato di digitalizzarsi, per pensare di avere un futuro.
La vera faccia di Facebook. Il 2007 è l’anno di Facebook. In maggio ha lanciato una piattaforma di sviluppo aperta, che ha fatto decuplicare le sua valutazioni, anche se deve ancora provare di essere una macchina da soldi. In novembre, ha fatto un errore madornale con Beacon, un software interno che utilizzava i dati privati per inserire degli annunci. Contro il quale i consumatori si sono sollevati in massa. Una meteora o il prossimo astro del web 2.0: qual è la vera faccia ddi Facebook?
Il colore verde. Mentre i politici stanno ancora con la testa sotto la sabbia, i big spenders, le agenzie, i media sono saliti sul carro dell’ambiente. In un sondaggio condotto in 9 paesi, il 78% degli intervistati preferisce comprare un prodotto da un produttore sensibile all’ambiente. E’ un avvertimento: i consumatori vi tengono d’occhio.
J-Phone. Steve Jobs l’ha fatto di nuovo. Ed è difficile dire cosa ha destato più scalpore, se l’accordo fatto con AT&T, escludendo Nokia e Motorola, se la copertura mediatica, più dello sbarco sulla Luna, o se lo stesso telefono. E, anche con uno scandaletto sul prezzo abbassato dopo un mese, Iphone è stato il lancio dell’anno, con 1 milione di telefoni venduti negli US dopo due mesi dal debutto.
L’evoluzione della specie. Se dieci anni fa qualcuno avesse detto che a Cannes avrebbe vinto il Grand Prix un filmato non destinato alla TV, sarebbe stato preso per pazzo. E invece a Cannes ha vinto Dove Evolution, uno spot virale. E così anche Unilever sembra aver abbracciato la creatività. E la pubblicità essere pronta per il suo propssimo salto evolutivo.
Fine delle storie. I big spenders usano la tv per raggiungere le masse: ma cosa succede se le grandi TV non hanno più le storie che la gente ama? Questo è il problema che gli investitori pubblicitari devono affrontare con lo sciopero degli sceneggiatori. Se il blocco continuasse fino a gennaio, metterebbe a rischio i programmi del prossimo autunno, e tutte le strategie media per cui sono pronti alcuni miliardi di dollari. Cosa succederà?

5 commenti:

elena ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Facebook contiene un sacco di profili interessanti, è pieno di belle ragazze! sembra ce ne siano più là che per strada.
Rino

elena ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
elena ha detto...

Ok. Ce la posso fare.
Professore, scusi, io avrei aggiunto dei claim al video de La donna nell'arte. Sono ancora in tempo per essere giudicata e condannata a piangere lacrime di vampiro?

Christian Harris ha detto...

Grazie per l'utile resoconto dell'anno.