In un famoso saggio degli Scritti, mi sembra, Lacan parlava del 'desiderio dell'analista'.
Cosa desidera l'analista?
Perché fa l'analista?
Per fare del bene?
Perché gli piace entrare nella psiche altrui?
Per il sottile potere che gliene deriva?
Per il (presunto) profumato onorario?
Avevo letto il pezzo, a suo tempo, ma ora non mi ricordo la conclusione.
Sicuramente era molto complicata.
E allora mi godo questa.
Una ricca e annoiata signora si sdraia sul lettino dell'analista e parla di un suo sogno.
L'analista, carta e penna, sembra molto attento.
Ma basta qualche secondo, e la sua attenzione se ne va.
Il cappotto della signora, visone violetto e collo di volpe argentata, lo attrae irresistibilmente.
Si alza, lo accarezza, finché...
Helena Bonham Carter e Ben Kingsley sono diretti da Roman Polanski.
Ieri è stato proiettato a Cannes Film Festival. Oggi è sul sito di Prada.
Tra venti giorni inizia, sempre a Cannes, il festival della creatività.
Penso che sarebbe perfetto anche lì.
‘The conspicuous paradox that “The Social Network” plays with is that the world’s most popular social networking Web site was created by a man with excruciatingly, almost pathologically poor, people skills.’
La domanda che resta dopo aver visto il film è: Zuckerberg è un cazzuto perché ha creduto e sviluppato sul serio un’idea non poi così geniale che girava nei campus da anni, oppure è uno sporco bastardo che si è impadronito di un’idea di altri e ha ci ha fatto una fortuna? Difficile rispondere. Certo, c’è una frase in una delle scene del processo, quando Mark dice: ‘La risposta è molto semplice, se l’idea di Facebook fosse davvero loro, LORO avrebbero fatto Facebook. Invece l’ho fatto io’.
Comunque, nel primo caso, oltre ad aver fatto il botto e aver cambiato per sempre la rete, ha fatto anche guadagnare ai due smidollati gemelli Winklevoss 65 milioni di dollari (la giovane avvocatessa dice che per Facebook a quel punto è come pagare una contravvenzione per eccesso di velocità), e un gruzzolo anche a Eduardo Saverin – sembra che dopo una causa abbia riguadagnato il 7% delle quote. Nel secondo caso, invece, non si capisce perché i gemelli non abbiano lanciato un’altra versione della stessa idea – cosa che poi è successa, ma mentre Facebook ha avuto un successo travolgente, ConnectU, la piattaforma sociale dei gemelli, ha vivacchiato per un po’ e poi credo sia stata sopraffatta. Oggi, i Vinklevoss hanno una pagina su Facebook.
Vale insomma il vecchio concetto ‘non è importante quante idee hai avuto, ma quante ne hai realizzate’.
Alla fine, pur essendo scostante, presuntuoso e brutale, lo Zuckerberg del film non esce tanto male. E’ uno sfigato, un outsider, un ebreo nel covo dei wasp, uno che un po’ per rivalsa e un po’ per geekitudine si identifica nel suo progetto e lo difende a tutti i costi. Di sicuro, sono più irritanti gli avvocati, i rettori delle università, i figli di papà, i principi di Monaco e le principessine da college.
I titoli di coda dicono che Facebook ha 500 milioni di utenti ed è valutata 65 miliardi di dollari. Dal momento in cui è stato composto il rullo dei credits a oggi, se ne saranno aggiunti altri milioni. C’è una pagina che è aggiornata continuamente. Quello che sta diventando Facebook, ancora non lo sappiamo. Tutto sommato, Zuckerberg ha solo 26 anni.
Nel cinema, ci sono vari esempi di interazione tra pubblico in sala e film: dalla Rosa purpurea del Cairo di Woody Allen fino agli spot interattivi. Però una cosa così forte non l’avevo ancora vista: un finto commercial che diventa una tragedia. Le persone in sala devono essere rimaste basite. Specialmente quelle che mangiucchiavano popcorn.
I bambini fanno dei drammi per niente. Ma in questo caso, la bambinetta con la cravatta è geniale. Il suo sorrisetto finale impagabile. Born to create drama.
Ogni tanto qualcuno si inventa un modo nuovo per usare un media vecchio. In questo caso lo fa un'agenzia di Mosca, che utilizza lo schermo in tessuto (chissà se funiona con i nuovi schermi in 3d) di un cinema per parlare di elasticità. Non un granché come realizzazione, ma di sicuro sorprendente per gli spettatori. C'è anche il making of. Non sono sicuro di aver capito bene l'ultima parte, ma l'artigianalità nella realizzazione delle lettere fa tenerezza.
Advertising Agency: mfive creative group, Moscow, Russia Creative Director/Copywriter: Marina Majorova Art Director: Maksim Buchenkov Production company: mfive Director: Maksim Buchenkov (mfive) Published: March, 2010
Devo dire la verità: fino a settimana scorsa non avevo nemmeno sentito parlare di The hurt locker. Per fortuna ho letto che era candidato all'Oscar, per fortuna ho l'applicazione di Sky sull'Iphone e sabato sera l'ho registrato a distanza, per fortuna ieri sera l'ho visto. Splendido. Sceneggiatura, regia, casting, sound effect, non so quali siano i premi ma mi ha tirato dentro del primo minuto. E poi il ritmo, accelerazioni improvvise e lunghe sequenze di snervante attesa. Poi sono contento che abbia vinto un film a basso budget, con un tema difficile, e di scarso successo al botteghino. Il contrario di Avatar. Se rivediamo la lista degli ultimi anni: 99, shakespeare in love. noioso e finto. 2000 american beauty. non lo rivedrei due volte. 01 il gladiatore. aaargh. 02 beautiful mind. sceneggiatura, non film 03 chicago. messa in scena, ma la storia moscia 04 signore degli anelli, mega produzione, meganoia 05 million dollar babby, intenso, ma oscar?06, crash, bello, ma la narrazione dei destini incrociati è ormai maniera 07 departed, non visto 08 non è un paese per vecchi, addormentato dopo venti minuti 09 millionaire, bello e furbo. Quindi, onore all'Academy che quest'anno ha fatto una scelta coraggiosa. E standing ovation a Kathryn Bigelow, prima donna a vincere per la regia. E proprio nella cerimonia degli Oscar è andato in onda il primo commercial per Apple IPad. Niente di interessante, giusto una demo di prodotto, ma visto che questo è un blog di pubblicità, e non di cinema, almeno abbiamo la scusa.
Oltre 130 mila pubblicitari hanno perso il loro lavoro negli States a causa della crisi finanziaria. Il film di Erik Proulx, un freelance copywriter, racconta cosa succede alle persone che, dopo aver passato anni pagate per essere creative in pubblicità, si sono trovate a dover essere creative per la loro vita. http://adage.com/smallagency/post?article_id=140824
La confusione tra realtà reale, realtà virtuale, realtà digitale, realtà aumentata in questa cross promotion per il film Avatar di James Cameron insieme a Coke Zero, con trailer su i-Phone che rimanda anche a un sito virale AVTR.com e a un'applicazione Facebook e a un tweet e a un daily blog che rimandano a un programma per sperimentare non so più cosa. Che confusione.
Stephen Lang as Colonel Quartich in 'Avatar'. Coke Zero has launched a new viral site for James Cameron's Avatar, asking you to join the AVTR program and experience a world like no other. The site, AVTR.com, gives you daily insight into the anthropological, biological and cultural advances the characters in the movie are making on the planet Pandora. The site says that Pandora "represents great hope for humankind," but is also described as a dangerous place. The site includes concept art, Twitter and Facebook links, and the daily blog. Check out the video from the site using the Video tab above to see Colonel Quartich (Stephen Lang) explain that "you are not in Kansas anymore," and what soldiers can expect on Pandora.
Meanwhile, a new Panasonic ad originating in Japan gives a brief glimpse at more footage from the film. You can watch it below!
In Avatar, an ex-Marine finds himself thrust into hostilities on an alien planet filled with exotic life forms. As an Avatar, a human mind in an alien body, he finds himself torn between two worlds, in a desperate fight for his own survival and that of the indigenous people.
Avatar is directed by James Cameron and is scheduled to hit theaters on December 18th.
Il 21 di agosto ci sarà negli USA la prima del film Art & Copy, un film sulla creatività pubblicitaria realizzato da Doug Pray per One Show. Racconta le storie di alcuni dei creativi più famosi: Lee Clow (Apple Computer 1984,); Dan Wieden ("Just Do It"); Hal Riney (la campagna per Reagan); George Lois (MTV e Tommy Hilfiger). Ecco un trailer.
Director: Doug Pray Executive Producers: David Baldwin, Gregory Beauchamp, Kirk Souder, Mary Warlick Producers: Jimmy Greenway, Michael Nadeau Cinematographer: Peter Nelson Editor: Philip Owens Music: Jeff Martin
Mentre 'backstage' l'ho sentita mille volte, e tradurrei 'dietro le quinte', 'backlot' mi è nuova. Lot significa set cinematografico, quindi ancora non so come tradurrei. Dietro lo schermo? Certo che questo spot per Virgin Media fa venire voglia di andare a vedere cosa c'è davvero, dietro lo schermo.
Client: Virgin Media Agency: RKCR/Y&R Executive Creative Director: Mark Roalfe Copywriter: Gethin Stout Agency Producer: Sally Pritchett Production Company: Rattling Stick Director: Ringan Ledwidge Producer: Sally Humphries Art Director: Richard Bridgland Director of Photography: Patrick Duroux Post Production: The Mill Editorial Company: Work Editor: Rich Orrick
Ma chi ha messo in giro questa storia del 2012? E' tutta un teaser del film, o viceversa? Fatto sta che il promo è già in giro. E se googli 2012, ci sono 196 milioni di link. Più uno, questo.
This is more or less what happens in an advertising agency when the client, or the research institute, or whoever decides not to risk and asks for a 'small change'. See the guy who tells the client that adding pants will cost them an extra million!
Client: Sprint Title: Pants or no Pants Agency: Goodby, Silverstein & Partners, San Francisco Co-Chairman/Creative Director: Rich Silverstein Group/Assoc. Creative Directors: Franklin Tipton, Paul Stechschulte Art Director: Kevin Koller Copywriter: Rus Chao Production Company: Caviar Content, LA/Brussels/Amsterdam Director: Peter Farrelly