Jung von Matt, agenzia che spesso riesce a sorprendermi, stavolta ha fatto autogol. Questo annuncio vorrebbe essere l'anatomia di una grande idea, e invece gli mancano esattamente tutte le qualità di una grande idea: insights, momentum, innovation, pop culture, eccetera eccetera. La lampadina come simbolo dell'idea è banale e frusta. Questo dimostra che non serve a nulla sapere com'è una grande idea, per averla.
Advertising Agency: Jung von Matt, Stockholm, Sweden Creatives: Daniel Forero, Leon Phang
Raramente pubblico sul blog degli annunci italiani, ma questo di DDB per Audi merita una precisazione. Innanzitutto mi piace. Certo, parlando di fuoristrada la prende molto alla lontana, anzi, molto dall'alto. Però è sicuramente eye-stopping, e lavora su una delle caratteristiche fondamentali di Audi, la trazione integrale, che è stato sempre un suo territorio di comunicazione. Archive l'ha giudicata la campagna della settimana. Da noi ha suscitato il solito vespaio di commenti pro e contro su I believe in ad, proprio perchè è italiano. E' l'effetto 'nemo propheta in patria', che potrebbe essere tradotto così: quando un bell'annuncio stampa viene da, che ne so, BBH London, W&K, è considerato frutto di grande creatività, coraggio, apertura mentale. Quando è realizzato da qualcuno che si conosce, direttamente o indirettamente, è visto come una furbata. Come se la distanza suggerisse una fruizione diversa. Forse ha ragione un commentatore: 'Lancio un suggerimento all’amministratore qui del condominio. Credits solo dopo 3 giorni dalla pubblicazione, voglio vedere chi parla prima e chi dopo aver saputo che è una campagna italiana.' Ora però aspetto di vederlo pubblicato non solo sui siti di pubblicità, ma su giornali e riviste reali.
Advertising Agency: DDB, Milan, Italy
Creative Director: Luca Albanese
Art Director: Armando Viale
Copywriter: Valerio Le Moli
Art Buyer: Michela Braganti
Photographer: Paolo Cecchin
Post Production: Roberto Del Ponte & Matteo Gianni
Production Company: Oplà Production
E' un promo del film di Cetto La Qualunque sul 'pilu'? No, è il calendario realizzato dal genialone Oliviero per il Consorzio Vera Pelle, che sta già suscitando il solito polverone. La Regione Toscana ha chiesto il ritiro del calendario, allegato a Rolling Stones. La ministra alle pari opportunità Mara Carfagna ha chiesto l'intervento del gran giurì. Che ha già ingiunto di desistere dalla pubblicazione. Il direttore di Rolling Stones, ovviamente, ne fa una battaglia ideologica: "In Italia regna la doppia morale. A casa di Oliviero Toscani e di 'Rolling Stone' invece no. Nei media nostrani da trent'anni la rappresentazione del corpo femminile è oltraggiosa, barbara, troglodita, a partire dai calendari diffusi dalle riviste maschili con le solite giovani signorine ritratte come cagnette pronte ad essere possedute". Non è che abbia torto. Ma se dice così per giustificare una esibizione ancora più volgare, allora diventa non credibile.
Infuria la polemica, ancora prima della presentazione, che sarà stasera alle 18. Intanto Toscani se la ride, perchè è riuscito ancora una volta a far parlare di sè. Tra l'altro, con un'idea riciclata, perchè sembra che le immagini in questione siano già state utilizzate da Toscani in una passata edizione della Biennale di Venezia.
Ecco un annuncio stampa perfetto. C'è una cosa chiara da dire: le calze che non si rompono. Poteva essere detto in modo banale, la solita belloccia con in mano la confezione delle calze e una headline finto creativa tipo 'Io non rompo mai', oppure in modo arzigogolato, che ne so, le calze usate per trainare una nave. Invece ecco: un momento molto femminile, quello di infilarsi le calze, uno scatto sontuoso, e un'idea così difficile da avere ma così immediata da capire. Nei cento annunci stampa senza idee di ogni magazine, una su cui è impossibile non fermarsi. Ecco qui. Ci vuole poi molto?
Sì.
PS: curioso che direttore creativo, copy, art e fotografo siano maschietti, eh?
Advertising Agency: Herezie, Paris, France
Creative Director: Andrea Stillacci
Copywriter: Jean-Laurent Py
Art Director: Sebastien Boutebel
Photographer: Bruno Dayan
Other: Marion Liebschutz
Questa è una delle classiche notizie che fanno il giro del mondo nei blog, che però nessuno verifica effettivamente: il film più breve del mondo – 1 secondo - nascosto in un francobollo. Grazie alla stampa lenticolare (che roba è?), ruotando il francobollo lentamente (cioè in 1 secondo) si vede la nota (mai sentita) attrice olandese Carice van Houten che morde un dito maschile, davanti a un mulino a vento. Una assoluta sintesi della olandesità in un secondo: una bella ragazza, un mulino a vento, un'azione strampalata ma vagamente hard. L’agenzia KesselsKramer si è ispirata per il soggetto a un altro francobollo, del 1951. Adesso che ci penso, visto che TNT è nostro cliente in Italia, potrei chiedere di vedere il francobollo. Chiedere materiali ai clienti è sempre piuttosto complicato, non si sa perché. Però potrei dire che mi basta dargli un’occhiata veloce, massimo un secondo.
Nel processo di integrazione tra stampa e mondi virtuali, o semplicemente tra annuncio stampa e tv, Axa lancia il primo i-Ad. L'assicurazione belga, che ha sviluppato una app per i clienti nel caso di incidente, invita a posare l'i-iphone sulla pagina e connettersi a un link - non un qr code, ma un indirizzo classico, per evitare il problema di chi non legge i codici - per far partire il filmato. In sostanza, la pagina stampa è un teaser per il filmato sullo smartphone. Nella demo tutto funziona bene. Di solito il giochino si arena sul fatto che ci vuole una rete wi-fi vicina, il filmato non parte subito, poi magari si ferma ogni tanto. Adesso provo e vi faccio sapere.
Da quanto tempo non vedo un biglietto da visita non dico sorprendente, ma almeno belloccio? Eccone qui tre. I primi due sono un multiuso per avvitare e svitare, e una toppa per aggiustare la camera d'aria. Il terzo è un buy-sell di un consulente finanziario. Piccole cose, ma come diceva Umberto Eco la perfezione si può raggiungere anche in un depliant per una officina meccanica. Mah. Non sono sicurissimo che fosse proprio per l'officina meccanica.
Be Stupid è stata una delle campagne che hanno fatto più rumore nel 2010. Uscita in gennaio, è diventata subito un successo virale e mediatico, con discussioni pro e contro su blog, testate specializzate ma anche quotidiani. E ha vinto il Grand Prix a Cannes, cosa che non gli riusciva da molto tempo, per la categoria Outdoor. Ma pochi giorni prima del premio, l'11 giugno, usciva la notizia che la partnership con l'agenzia londinese Anomaly era già finita. Nove mesi di lavoro in tutto. Nel sito dell'agenzia campeggia ancora la finestra con la scritta Be stupid fatta con l'adesivo. I motivi della rottura non sono riuscito a capirli, nè io nè altri, non ci sono state dichiarazioni nè pettegolezzi finora, li posso solo immaginare: un'agenzia creativa ma piccola non è stata poi in grado di dare un servizio quotidiano a un cliente globale con migliaia di punti vendita sparsi per i cinque continenti, problematiche di adattamento delle campagne e dei concetti a diverse culture e lingue. Tanto per fare un esempio, proprio oggi la notizia che in UK due dei soggetti sono stati censurati, questi che riporto.
Motivo: potrebbero generare comportamenti anti-sociali. Immagino cosa possa essere successo in paesi anche più moralisti. Comunque, mentre non più tardi di un mese fa ho sentito Renzo Rosso al Grand Prix a Milano parlare entusiasticamente della campagna, oggi è in corso una nuova gara. O Diesel ha comprato il concetto creativo, e cerca un'agenzia che lo declini, ma è molto difficile, oppure Be stupid è già finito.
E' uscita qualche giorno fa a Treviso, ma l'ho trovata oggi su Adfreak. Se è arrivata sui blog di pubblicità, in particolare Osocio, che è forse il più autorevole sulla Public Service Advertising, vuol dire che si fa vedere. Lo stesso Osocio riporta i risultati di una ricerca secondo cui annunci 'choc' sono controproducenti, per un meccanismo paradossale: creano vergogna proprio nei destinatari, che per questo ricadrebbero nel loro comportamento. Mi sembra un po' aggrovigliata come spiegazione. Certo che Toscani ha lasciato un segno in Fabrica.
Una vecchia regola che mi avevano insegnato è: ridi CON il consumatore, non DEL consumatore. Se prendi in giro il consumatore a cui ti rivolgi, quello potrebbe offendersi e boicottarti. A meno che la tua presa in giro sia così divertente, e il tuo consumatore così dotato di sense of humor, da apprezzarla. Non mi sembra il caso di Sixt.
Parlo raramente delle campagne italiane, ma sono contento quando esce qualcosa di bello. Il film della Y&R per Arena è divertente, anche se riprende lo stesso concetto di qualche anno fa - c'era un tizio che non riusciva a respirare fuori dall'acqua. Però lo stile da reportage lo rende diverso dalla regia molto patinata degli anni precedenti. Vediamo come si sviluppa in questa direzione, meno televisiva e più virale.
E mi piace anche questa campagna di Tita per Feltrinelli, che ha già prodotto diversi soggetti. Con un minimo budget ma molto stile. E un riferimento all'Economist.
Advertising Agency: Tita, Milan, Italy Art Director: Emanuele Basso Copywriter: Giuseppe Mazza Photographer: Matteo Macchiavello
Per finire con i jeans, ecco il nuovo film di Fred e Farid per Wrangler. La campagna We are animals ha vinto il Print a Cannes quest'anno, con qualche strascico polemico. Non sembrava un concetto creativo così straordinario. Ma certo molto differente rispetto a Levi's e Diesel. Questo film, Red, è inquietante, l'atmosfera diabolica. Qualcosa tra la palude Stigia, i reportage sulle alluvioni, i documentari sulle abitudini notturne degli animali - ma anche la discoteca. Belle le immagini usate per la campagna poster. Certo che leggere il claim rosso su rosso non è facilissimo.
Advertising Agency: Fred & Farid, Paris, France Executive Creative Director: Fred & Farid Photographer: Jeff Burton Photographer Assistant: Rob Hamada Film editor Yannis Rachid Agency Supervisor: Fred & Farid, Daniel Dormeyer, Dushan Karageorgevitch, Paola Bersi Advertiser Supervisors: Giorgio Presca, Dieter Jacobfeuerborn, Alessandro Vigano, Stephano Aimone, Adam Kakembo, Yasemin Akkaya, Art Buyer: Marie Moulin
L'agenzia è Anomaly, di Londra. La sua filosofia, che si legge nella home page, sembra la stessa della campagna: Anomaly. Deviation or departure from the normal or common order, form or rules. Syn: Abnormality, deviation, eccentricity, exception, rarity.
La nuova 'Official Be Stupid Philosophy' Diesel dice: The world is full of smart people. Doing all kind of smart things. Thats smart. Well, were with stupid. Stupid is the relentless pursuit of a regret free life. Smart may have the brains but stupid has the balls. Smart critiques. Stupid creates. Smart may have the plans but stupid has the stories. Its not smart to take risks.Its stupid. To be stupid is to be brave
Being stupid significa libertà, rischio. Creatività. Be Stupid. Messo così vicino al logo Diesel che sembra il nuovo tag line, mentre For successful living rimane, ma piccolissimo (e anche un po' in contraddizione).
Nel manifesto sul sito c'è un riferimento al fondatore di Diesel. "Renzo Rosso is stupid. Stupid is motoring around in your Ford transit and visiting shop owner after shop owner, trying to sell your brand new denim made to look worn.'
La campagna poi si sviluppa su poster con le fotografie di Kristin Vicari, Melodie McDaniel e Chris Buck.
Nel sito c'è una parte di 'recruiting' per un nuovo video: 'are you doing something particuarly stupid right now...like starting a band, building a tree house or creating an art installation". Dove la stupidità è creatività, nè più nè meno.
Immagino che ci saranno poi un gruppo su facebook, dei virals creati dal pubblico, magari qualche guerrilla very stupid.
Che dire. Se ne parlerà, ma non mi sembra niente di nuovo, piuttosto una maniera. Il concetto è vecchiotto. I riferimenti sono tanti: dal nobilissimo Think different di apple, ai rock e lenti di Celentano o all'Ignoranza celebrata da Materazzi. Ma anche il Lapismo e il Fabriziocoronismo. E un po' di estetica trash alla Jackass. Ed è una sterzata rispetto alle raffinatezze del passato.
Riporto solo un commento: You'd have to be stupid to pay £180 for a pair of jeans.
Mentre Wrangler esce con la nuova serie di We are animals.
Il tema dei gas serra ha spesso generato campagne allarmanti se non catastrofiche. L'approccio di TBWA Paris è interessante per tre caratteristiche. La prima è che la campagna è imperniata su una sorta di arruolamento di ciascuno di noi. La seconda è che il concetto creativo è media neutral, Carbon Fighters. E infatti viene declinata agilmente su vari media. La terza è che ha uno stile visivo coerente, ma molto aperto.
Advertising Agency: TBWA/MAP, Paris, France Creative Directors: Sébastien Vacherot, Manoelle van der Vaeren Art Directors: Julien Boissinot, Nicolas Pontacq Copywriter: Kevin Salembier Art Buyer : Vanessa Barbel Illustrators: Jorge Alderete, Bobdob, Christopher Lee, Fernando Falcone, Les Jean Spezial, Adrian Johnson, The Little Friends of Printmaking, Ben Newman, Jeff Soto, Mark Verhaagen
La donazione degli organi è divenato uno di quei temi che le agenzie usano come palestra creativa. Ecco due annunci della Guillame Duval. Uno dei due è bellissimo.
Il Barone di Munchausen una volta raccontò di essersi tirato fuori dalla sabbie mobili afferrandosi per la collottola. I creativi della Callegari Berville Grey forse ci vorrebbero raccontare che la Coaching-canin.com ha davvero chiesto e pianificato questa campagna. Però, bella, eh.
Advertising Agency: Callegari Berville Grey, Paris, France Executive Creative Director: Andrea Stillacci Creative Directors: Luissandro Del Gobbo, Giovanni Settesoldi Copywriter: Luissandro Del Gobbo Art Director: Giovanni Settesoldi Illustrator: Tiago Hoisel
Ieri ho visto sul supplemento del Corriere la pagina di Lacoste che aderisce al progetto SaveYourLogo. Mi è piaciuto il progetto e anche l'annuncio, anche se non c'era un'ideona. Però Mirco mi ha chiesto: ma cosa sono i camani? Devono essere una specie di caimani sopravvissuta al lettore di bozze. Qui la versione francese, quella italiana non l'ho trovata in rete. Forse la stanno correggendo.