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venerdì 1 ottobre 2010
AXA. I-AD
Nel processo di integrazione tra stampa e mondi virtuali, o semplicemente tra annuncio stampa e tv, Axa lancia il primo i-Ad. L'assicurazione belga, che ha sviluppato una app per i clienti nel caso di incidente, invita a posare l'i-iphone sulla pagina e connettersi a un link - non un qr code, ma un indirizzo classico, per evitare il problema di chi non legge i codici - per far partire il filmato. In sostanza, la pagina stampa è un teaser per il filmato sullo smartphone. Nella demo tutto funziona bene. Di solito il giochino si arena sul fatto che ci vuole una rete wi-fi vicina, il filmato non parte subito, poi magari si ferma ogni tanto. Adesso provo e vi faccio sapere.
Agenzia: Duval Guillame
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giovedì 22 aprile 2010
ZEBRA. THE ADVERTISING ZOO
Accozzaglia marketing è stata definita qualche mese fa da Subvertising. Guerrilla, ambient, mob, viral, facebook group, youtube, i-phone apps, twitter, flickr e tutta la compagnia unconventional, che ammorba piani di marketing, blogs e tesi di laurea. Questo video realizzato da un giornale svedese, Dagens Industri, per difendere il classico annuncio stampa, racconta la paradossale storia di Zebra, e del suo pazzesco progetto di lancio.
giovedì 15 maggio 2008
APPLE I PHONE WINS THE AD AGE CREATIVITY AWARD

Not too strange, after all. The Jury of the Advertising Age Creativity Award decided that the most creative idea of the year is not a campaign, but the product itself: the Apple I-Phone, 'a most magnificent class of product transcending great design to become an artifact of our age'.
The iPhone didn't obliterate the competition, though--Master Chief and the Halo 3 "Believe" campaign out of McCann Worldgroup/T.A.G. and AKQA contended for the Grand Prix as well. Winning work also came from Crispin, Porter & Bogusky for its part in the Simpsons movie integrated effort and "Whopper Freakout" for Burger King. Other big winners included DDB, Chicago for it's "Fresh Salads" work for McDonald's and BBH, London for Levi's "Dangerous Liaisons"
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mercoledì 19 dicembre 2007
L'ANNO CHE FINISCE

I fatti più importanti del 2007, secondo Advertising Age, la più autorevole rivista del settore.
Digital tipping point. Il tipping point è il punto-di-non-ritorno, quando un sassolino cresce fino a diventare una valanga. Questo verrà ricordato come l’anno in cui tutti hanno smesso di discutere di digitale e iniziato a fare qualcosa. Grossi budget pubblicitari sono stati dirottati online. Le agenzie hanno cercato disperatamente di migliorare le loro capacità digitali, o di fingere di averle. Le holding hanno cercato di comprare know how, a prezzi altissimi. E i media classici hanno cercato di digitalizzarsi, per pensare di avere un futuro.
La vera faccia di Facebook. Il 2007 è l’anno di Facebook. In maggio ha lanciato una piattaforma di sviluppo aperta, che ha fatto decuplicare le sua valutazioni, anche se deve ancora provare di essere una macchina da soldi. In novembre, ha fatto un errore madornale con Beacon, un software interno che utilizzava i dati privati per inserire degli annunci. Contro il quale i consumatori si sono sollevati in massa. Una meteora o il prossimo astro del web 2.0: qual è la vera faccia ddi Facebook?
Il colore verde. Mentre i politici stanno ancora con la testa sotto la sabbia, i big spenders, le agenzie, i media sono saliti sul carro dell’ambiente. In un sondaggio condotto in 9 paesi, il 78% degli intervistati preferisce comprare un prodotto da un produttore sensibile all’ambiente. E’ un avvertimento: i consumatori vi tengono d’occhio.
J-Phone. Steve Jobs l’ha fatto di nuovo. Ed è difficile dire cosa ha destato più scalpore, se l’accordo fatto con AT&T, escludendo Nokia e Motorola, se la copertura mediatica, più dello sbarco sulla Luna, o se lo stesso telefono. E, anche con uno scandaletto sul prezzo abbassato dopo un mese, Iphone è stato il lancio dell’anno, con 1 milione di telefoni venduti negli US dopo due mesi dal debutto.
L’evoluzione della specie. Se dieci anni fa qualcuno avesse detto che a Cannes avrebbe vinto il Grand Prix un filmato non destinato alla TV, sarebbe stato preso per pazzo. E invece a Cannes ha vinto Dove Evolution, uno spot virale. E così anche Unilever sembra aver abbracciato la creatività. E la pubblicità essere pronta per il suo propssimo salto evolutivo.
Fine delle storie. I big spenders usano la tv per raggiungere le masse: ma cosa succede se le grandi TV non hanno più le storie che la gente ama? Questo è il problema che gli investitori pubblicitari devono affrontare con lo sciopero degli sceneggiatori. Se il blocco continuasse fino a gennaio, metterebbe a rischio i programmi del prossimo autunno, e tutte le strategie media per cui sono pronti alcuni miliardi di dollari. Cosa succederà?
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