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martedì 24 gennaio 2012

LA PANDA E' L'ITALIA CHE CI PIACE?



Fiat si appella all'orgoglio nazionale per il nuovo spot della Panda (come aveva già fatto Chrysler l'anno scorso per il Grand Cherokee). Ma i commenti che si leggono in giro, su Youtube, Twitter e i blog sono piuttosto impietosi. 'Dopo aver visto lo spot per la Panda nuova viene quasi voglia di far un bonifico a Marchionne'. 'Gli italiani del 2012 possono ancora credere a pubblicità come queste?'  'Se è la Panda ciò che ci rappresenta meglio, allora mi spiego molte cose'. 'Non mi piace chi tiene i piedi in due staffe. Si decidano se sono una multinazionale o un'azienda italiana.' 'Marchionne e la dirigenza dell'azienda dovrebbero nascondersi. Dopo avere prosciugato per anni fondi pubblici (qualcosa come 50miliardi €) ed aver minacciato in continuazione da mesi di andarsene dall'Italia, a lavorare con Chrysler in America, hanno il CORAGGIO di promuovere in questo modo una macchina? Inneggiando all'Italia ed al suo buon nome?'.  'La nuova Fiat Panda è l'Italia che odiamo'. 
Grand Cherokee





venerdì 11 febbraio 2011

IMPORTED FROM DETROIT



Con un po' di sforzo ho trascritto il testo, letto con un pesante accento di Detroit (ovviamente subito dopo l'ho inserito in google e c'era già). Però è stato un esercizio utile. E' un gran testo. E la parte migliore è il claim finale.

I’ve got a question for you. What does this city know about luxury, huh. What does a town that’s been to hell and back know about the finer things in life. I’ll tell you: more than most. You see, it’s the hottest fires that make the hardest steel. Add hard work and conviction, and the know how that runs generations deep in every last one of us.
That’s who we are. That’s our story.
Now it’s probably not the one you’ve been reading in the papers, the one being written by folks who’ve never even been here, and don’t know what we’re capable of. Because when it comes to luxury, it’s as much about where it’s from, as who it’s for.
Now we’re from America, but this isn’t New York City, or the Windy city. Or Sin city. And we’re certainly no one’s Emerald city.
This is the Motor city. And this is what we do.
The new Chrysler 300 has arrived.
Imported from Detroit.

Soprattutto se lo si confronta con il testo dello spot per il lancio della nuova 500 di qualche anno fa, dettato direttamente da Marchionne. La frase 'sono queste poi che vanno a definirci' mi fa accapponare la pelle.

La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo.
Il nostro tempo.
Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.
Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere.
Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
La differenza tra il bene e il male.
Cosa essere e cosa non essere.
Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo
spontaneo e inestricabile.
Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci.
Ci legittimano nell’essere autentici e veri.
E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia
e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno.
La nuova Fiat appartiene a tutti noi.

martedì 25 gennaio 2011

mercoledì 13 gennaio 2010

FIAT 500. BIKINI CONTEST GUERRILLA

Uno dei modi più facili per creare diffusione virale è la nudità. Ad Amsterdam lo ha fatto FIAT con questo Bikini contest nella piazza Koningsplein, animata anche da percussionisti finto-caraibici. Cosa dire? Anche se c'è un po' di gente ad applaudire e lanciare gridolini, e il video è finito su qualche blog di guerrilla, a me fa tristezza. Gente che si spoglia in metro, ragazzi che rimangono in mutande in piazza, donne che vanno in bicicletta senza vestiti. Basta. Rivestitevi.

martedì 30 giugno 2009

FIAT PANDA

Non l'ho visto subito, tra l'altro. Strano che non si siano indignati i verdi, gli animalisti e tutta la banda. Oro a Cannes.



Agency: Marcel Paris.

mercoledì 13 maggio 2009

PERCHE' OBAMA AMA LA FIAT?

A dire la verità, non l'ho capito. Ma qualche giorno fa Fiat ha vinto un bel premio per la creatività a New York, con il progetto 'eco-drive', curato da AQKA per l'aspetto interattivo, cioè sito e comunicazione. Non male. In Italia se n'è accorto qualcuno?
Il sito è qui.

Fiat's new ecoDrive technology is the world's first in-car USB device that allows drivers to see how much CO2 their driving produces and then shows them how to reduce their emissions.



The eco:Drive campaign was developed at AKQA, London, by chief creative officer James Hilton, group creative director Nick Turner, associate creative director Chris Williams, senior designer Richard Baxter, creative development team Rick Williams, Harald Krefting and James Hay, technical architects Neville Kuyt and Adam Creeger.

mercoledì 29 aprile 2009

FIAT. PARKTRONIC SOUNDCARD

Fiat in Germania, invece di abbassare i prezzi, offre degli optionals in più, e li promuove con un leaflet interattivo.



Advert title(s): Soundcard
Advertising Agency (Name, City, Country): Leo Burnett Frankfurt
Agency website: http://www.leoburnett.de
Creative Director: Matthias Fickinger
Executive Creative Director: Kerrin Nausch
Chief Creative Office: Andreas Pauli
Art Director: Juliana Paracencio
Copywriter: Leonardo Assad, Christian Alicke
Production Manager: Matthias Müller
Photographer: Patrick Protti
Senior Project Manager: Bernd Mau
Account Manager: Alessia Bellini
Published/Released (Month, Year): April, 2009

lunedì 26 gennaio 2009

L'IPOCRISIA DI FIAT



L'ultimo spot della Lancia (gruppo Fiat) è un tributo a Aung San Suu Kyi. Premio Nobel per la pace, è stata negli ultimi 12 anni in carcere in Myanmar per la sua attività di leader del National League for Democracy.
Ma la Fiat non aveva dovuto scusarsi con la Cina per lo spot con Richard Gere e il Tibet? E il suo portavoce Olivier Francois non aveva ripetuto che 'Il gruppo Fiat si dichiara neutrale rispetto a tutte le questioni ideologiche e politiche, e si scusa con la Cina e il popolo cinese'?
Allora, o la Fiat si tiene neutrale, e allora non usa un simbolo della lotta per i diritti civili come Aung San Suu Kyi, oppure si schiera, e allora non si scusa con il primo che fa la voce grossa.
Vedi articolo sul Wall Street Journal

domenica 25 novembre 2007

IL FINTO DR HOUSE




Il Corriere di oggi




dedica un articolo a una nuova tendenza: quella di usare il finto testimonial. All'interno delle puntate del Dr House, per esempio, è stato pianificato uno spot che usa la voce del doppiatore italiano e 'cita' l'immagine del suo famoso bastone. Io la considero la solita furbata italiana. Voi che ne dite?


E poi compaiono anche dei 'banner' sopra le immagini della puntata. Anche qui, trovo che l'invadenza della pubblicità stia diventando controproducente.