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martedì 5 febbraio 2013

SUPERBOWL XLVII BEST?

Dopo il superbowl fioccano le classifiche.
Io ho visto i 5 commercials scelti da Adweek, e ne ho scelti 3.
Oreo per le iperboliche conseguenze di una conversazione sottovoce.
Brotherhood perché è una bella storia ben raccontata, e sono affezionato a Landslide.
Farmers perché è fatto di parole e di fotografie. E che fotografie.

Oreo Whisper fight


Budweiser Brotherhood


RAM Farmers


venerdì 11 febbraio 2011

IMPORTED FROM DETROIT



Con un po' di sforzo ho trascritto il testo, letto con un pesante accento di Detroit (ovviamente subito dopo l'ho inserito in google e c'era già). Però è stato un esercizio utile. E' un gran testo. E la parte migliore è il claim finale.

I’ve got a question for you. What does this city know about luxury, huh. What does a town that’s been to hell and back know about the finer things in life. I’ll tell you: more than most. You see, it’s the hottest fires that make the hardest steel. Add hard work and conviction, and the know how that runs generations deep in every last one of us.
That’s who we are. That’s our story.
Now it’s probably not the one you’ve been reading in the papers, the one being written by folks who’ve never even been here, and don’t know what we’re capable of. Because when it comes to luxury, it’s as much about where it’s from, as who it’s for.
Now we’re from America, but this isn’t New York City, or the Windy city. Or Sin city. And we’re certainly no one’s Emerald city.
This is the Motor city. And this is what we do.
The new Chrysler 300 has arrived.
Imported from Detroit.

Soprattutto se lo si confronta con il testo dello spot per il lancio della nuova 500 di qualche anno fa, dettato direttamente da Marchionne. La frase 'sono queste poi che vanno a definirci' mi fa accapponare la pelle.

La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo.
Il nostro tempo.
Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.
Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere.
Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
La differenza tra il bene e il male.
Cosa essere e cosa non essere.
Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo
spontaneo e inestricabile.
Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci.
Ci legittimano nell’essere autentici e veri.
E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia
e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno.
La nuova Fiat appartiene a tutti noi.

mercoledì 9 febbraio 2011

SUPERBOWL UN PO' ALLA RINFUSA

E' faticoso guardare tutti i commercials del Superbowl. Anche perché di veramente sorprendenti ce ne sono pochi. Comunque, tra quelli che sono riuscito a vedere, oltre a The force per Volkswagen (dalla stessa agenzia anche The Beetle), mi sono piaciuti questi. O meglio, li ho trovati per qualche ragione interessanti. Per esempio, il concetto della campagna Audi, con i ricconi in una prigione dorata, oppure quello di Motorola, che sembra una riedizione di 1984, solo che stavolta i sudditi sono proprio i seguaci di Apple. Poi bello il film di confine della Coca Cola, e quello della Chrysler con Eminem, soprattutto per il claim: Imported from Detroit. E la migliore gag è quella di Doritos con la resurrezione del nonno. E poi anche una classifica stilata da Adfreak con i likes e dislikes. E il meter di usa today.

Volskwagen Beetle


Doritos Pug Attack


Bridgestone Karma


Chrysler


Motorola


Doritos House sitting


Coca Cola




Volkswagen: Black Beetle134.36
Bridgestone: Carma133.45
Volkswagen: The Force64.33
Bridgestone: Reply All52.82
Captain America41.16
Doritos: House Sitting38.73
Thor38.50
NFL: Best Fans Ever31.13
Chrysler: Imported from Detroit29.53


martedì 9 febbraio 2010

TV IS NOT DEAD, GOOGLE ADMITS


Sempre a margine del superbowl, vorrei sottolineare due cose. La prima, che è stato l'evento televisivo più visto di sempre negli USA, con 106 milioni di spettatori. Cosa che prova, come dice Adage, 'The superb Super Bowl stats are just the latest in a string of ratings rises for big event programming, from the Emmy Awards, the Golden Globe Awards, the Grammy Awards, the CMAs and others that prove once again that network TV's crisis of confidence isn't an issue of the media model, but the media itself. With the right content, under the right conditions, broadcast can be as big as ever.'
La seconda cosa è che uno dei commercial più amati è stato quello di Google - ha ricevuto il 98% di gradimento secondo il NY Times. E un responsabile Google ha dichiarato che volevano "to share our favorite one with as many people as possible,".
Questo ha un significato che potrebbe far riflettere sulle reali gerarchie tra tv e web: anche il più grande media della rete, se vuole raggiungere la maggior parte del suo pubblico, deve comprare uno spazio dentro il Superbowl.

lunedì 8 febbraio 2010

GOOGLE. PARISIAN LOVE

Si può raccontare una storia d'amore usando solo la finestra di ricerca di google? Sì. E sperare che succeda.



E' passato ieri notte al Superbowl, ma era già in tv da novembre. Insieme ad altre Search Stories. Molto bello.

Credits: Google

SUPERBOWL ADS. WHICH IS THE BEST?

Confesso che quest'anno non mi sono visto tutti i 65 commercials del Superbowl - mi sono limitato a qualche assaggio. Ogni spazio costa circa 3 milioni di dollari, e ho la sensazione che le agenzie e i grandi clienti puntino più sulla memorabilità che sull'originalità. Ci sono però varie classifiche interessanti. Brand Bowl stabilisce qual è il più twittato: al momento Doritos, varie campagne create dal pubblico. C'è la recensione di Garfield, di Advertising Age: in testa Audi, Chrysler e Qualcomm. E stavolta sono in fondo i film Doritos: 'Three "winners" proving once again that what consumers generate in their ads is mainly vulgar and trite'. Voglio però vedere chi vince la gara lanciata da Youtube, che proclamerà il vincitore il 18 febbraio. I filmati si possono vedere qui.



Al momento il mio preferito è Audi. La polizia che arresta i responsabili di comportamenti anti-ecologici è una visione metà inquietante metà utopistica.

venerdì 25 gennaio 2008

DA DOVE I RAGAZZINI PRENDONO LA DROGA? DAI GENITORI

Questo è il messaggio che verrà lanciato su un audience di un centinaio di milioni di persone, la sera del 3 febbraio, negli States. La sera del superbowl. Advertising Age anticipa in questo articolo il messaggio che il White House Drug Office affida a un commercial di 30 secondi (lo trovate nell'articolo) e a una serie di collaterals. Si vede uno spacciatore che si lamenta di essere senza lavoro, perchè i ragazzini prendono le droghe dall'armadietto delle medicine a casa loro. "Teens don't need a drug dealer to get high, safeguard your prescriptions. Safeguard you teens."
Quindi la strategia è di rivolgersi ai genitori, invece che ai ragazzini - Parents. The Antidrug -.